Vincent’s blog

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Archive for the ‘Viaggi’

Report Belgio

January 08, 2009 By: Vincent Category: Viaggi 3 Comments →

Anche quest’anno il progetto “Capodanno fuori Napoli” è andato, riuscito e purtroppo anche finito.

Questa volta la nostra meta è stata Bruxelles (anche se ci siamo spinti oltre la città visitando quasi tutta la nazione del Belgio), fermandoci prima un pò a Colonia (Koln in tedesco).
Come al solito dovete sorbirvi l’annuale scopiazzata da Wikipedia delle città che ho visto :D

Colonia sul Reno (ted. Köln, dialetto locale Kölle, fr. e ing. Cologne, ned. Keulen, pol. Kolonia) è una città extracircondariale (996.690 abitanti) della Germania occidentale, la quarta dello stato per numero di abitanti e la più grande del Land del Nord Reno-Vestfalia. È considerata la capitale economica, culturale e storica della Renania.

La città si trova nella parte sud-occidentale del Nord Reno-Westfalia, sulle rive del fiume Reno ed è il maggior centro della grande regione metropolitana della Rhein-Ruhr. Tra le grandi città più vicine vi sono Bonn a sud, Leverkusen (urbanisticamente una città satellite), Düsseldorf e Duisburg a nord.

Ok se nessuno ha letto questa parte fatemelo sapere così evito ogni anno di fare questa cafonata.
Ci siamo avviati all’aereoporto con una marea di anticipo (2,5 ore) e ci siamo subito scassati tutti le balle.

La noia era talmente alta che abbiamo consumato subito i panini che ci eravamo preparati per il pomeriggio a Colonia (dato che il viaggio sarebbe durato un paio d’ore, l’arrivo era previsto per le 3). Ci siamo ritrovati alle 11.15 senza piu’ niente da mangiare per il resto della giornata.
Il volo è stato tranquillo, appena arrivati sono stato come al solito colpito dall’organizzazione tedesca nel convogliare sede dell’aereoporto, stazione centrale e stazione autobus in un unico edificio (cosa che a Napoli proprio non riesce)

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Dalla stazione centrale dell’aereoporto ci siamo mossi verso nord per arrivare al nostro albergo. Usciti dalla stazione siamo rimasti tutti estremamente sorpresi dalla pochissima quantità di luce “comunale” (lampioni) presente sul terreno: l’intera città era illuminata da enormi insegne in pieno stile americano. In seguito alcuni del posto ci hanno fatto notare che sono i negozi stessi provvedono all’illuminazione della propria zona, spesso rimanendo tutte le luci interne all’edificio accese. Abbiamo visto banche, McDonald’s e altri tipi di negozi in piena luce anche di notte.

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Nota fondamentale: faceva un freddo quasi polare. La temperatura era costantemente sotto lo 0 (nonostante l’immagine suggerisca ben altro). Io non sono morto per chissà quale santo che mi vuole ancora su questa terra. L’atmosfera natalizia è bellissima e suggestiva, ma preparatevi 10 cappotti e anche calzamaglie di lana, se necessarie (c’è chi le ha usate, ve lo assicuro).
Il cappello di lana è d’obbligo. Gli abitanti del posto sfiguravano le loro pettinature gelatinose e fredde senza patire il freddo. Noi senza cappello piu’ di 5 minuti cominciavamo a non sentire le orecchie. Un paio di guanti vi farà comodo e vi impedirà di bestemmiare per il freddo allucinante.
In compenso, gli interni dei negozi, alberghi e qualsiasi luogo chiuso sono BEN riscaldati (quasi da passar da estate a inverno in pochi secondi). Lo sbalzo di temperatura è notevole, ma fortunatamente il freddo tedesco è secco e non umido come il nostro, dunque non è dannoso. Dicono che addirittura ritardi l’invecchiamento della pelle.
Attenzione ai locali dove andate. Buona parte sono delle brasserie particolari in cui si può solo bere, ottimo per ubriacarsi. Da provare il metro di birra, ma deludente la qualità di quest’ultima: le ho trovate simile ad acqua sciacqua. Ci credo che i tedeschi bevano litri di birra, è un pò di acqua allungata.
Attenzione anche ai locali gay. Sono ben segnalati da immagini abbastanza esplicite. (cartelloni con sfondo rosa che raffigurano uomini con fruste in mano). Statene alla larga.

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Fondamentalmente la città è abbastanza deserta sia di mattina che di sera. La gente che cammina a piedi è limitata, mentre la maggior parte è sempre sugli autobus. Tranquillissima la città anche di notte (polizia sempre in giro e vigile, disordini praticamente assenti, nemmeno 1 carta a terra).

Nel giro ho potuto constatare come li, ovviamente, macchine nazionali siano BMW, Mercedes e Audi. Mentre però queste auto arrivano in Italia solo con cerchi in lega e una dotazione di serie abbastanza elevata, in Germania queste auto sono usate come taxi e disponibili anche con vecchi cerchi in lamiera e dotazione veramente minima (come una buona Fiat economica).

Da visitare, nella città, è il mastodontico Duomo, (se ho capito bene è il 3 edificio umano piu’ alto della terra, dopo il Duomo di Ulma e il Philadelphia City Hall). La chiesa in se e per sè non è un granchè (gli interni del duomo di Napoli sono anche migliori), ma la facciata esterna è uno spettacolo incredibile. Il suo fascino è aumentato dal fatto che questa struttura prettamente gotica spunta da un’ambiente circostante completamente diverso (negozi, bar, centri commerciali). Un pò come la cattedrale di San Patrizio a New York.

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Da certe angolazioni sembrava addirittura esserci un’errore di prospettiva dovuta all’eccessiva vicinanza del duomo rispetto allo spazio circostante.
Dietro pagamento, era possibile salire fino alla cima del Duomo e vedere anche la torre campanara. Così, dopo un migliaio di gradini a chicciola, si vedeva un panorama da dominatore che lasciava spaziare l’occhio fino a tutta Colonia. Purtroppo non ho fotografie decenti del panorama dato che, per evitare suicidi dalla torre, sono state messe retine che impedivano di fotografare bene fuori.
Sulla cima c’era anche un vecchietto dietro il centro informazioni. Se quel tizio ogni giorno sale a piedi, camperà almeno 150 anni.

Per darvi un’idea di quanto è alto il duomo, basta dire che da qualsiasi parte della città era possibile vederlo. La stella polare di Colonia: se ti perdi, segui la torre e ti ritrovi al duomo.

Interessanti, a Colonia, anche i mercatini di Natale che, oltre a vendere le solite cianfrusaglie, facevano bene il vino caldo. E’ praticamente un vino rosso bollente usato molto in questi periodi poichè, una volta bevuto, la percezione del freddo sparisce completamente per una buona mezz’ora e da una sensazione di caldo ai polmoni e allo stomaco. Gradazione alcolica però abbastanza alta.

Comunque, nei momenti di freddo estremo, le chiese erano un’altro ottimo posto dove rifugiarsi.

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La meditazione in chiesa era un must assoluto per evitare il freddo gelido di alcuni momenti. (sono il tizio con gli occhiali).

L’interessante visita a Colonia (che avrei voluto meglio continuare) è stata però interrotta dalla partenza del mezzo per Bruxelles, la nostra vera meta.

Ci siamo ritrovati così in poco tempo a Bruxelles, alla stazione Gard Du Midì (in francese), chiamata anche Zuid (in fiammingo).
L’impressione è stata…impressionante.
Fino al mio arrivo ho pensato a Bruxelles come una Ginevra II: perfezione, pulizia tipicamente tedesca con quel pizzico di pignoleria francese. Essendo poi sede di vari organi internazionali, ho fantasticato su cosa avrei potuto trovare.
E invece ho visto l’invedibile: la stazione dei treni faceva veramente schifo: i treni facevano schifo (in primis); il nostro era buono perchè proveniva da Colonia. Non parliamo poi della stazione: grandissima ma, oltre che piena di cartacce a terra (carte, siringhe), file di barboni dormienti sul pavimento indisturbati. In alcuni angoli si poteva trovare anche dell’urina calda. Abbiamo persino avuto paura di prendere l’ascensore in quanto troppo pieno di macchie…bianche. Liquido seminale?
Ci allontaniamo il prima possibile da quella zona orrida per arrivare verso la zona prettamente francese. Lì, nonostante la stazione fosse piena di carte, la situazione è nettamente migliorata.

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Si, sono tutti murales, e maledettamente ben fatti.Le costruzioni invece erano tipicamente rustiche: ognuno la propria casetta, giardinetto e garage. Neve su buona parte delle automobili.
Il resto della giornata lo abbiamo passato a sistemarci e a riprenderci dallo shock del Belgio (no perchè se tutta Bruxelles era così, noi eravamo già pronti a tornare a Colonia). Prendiamo appuntamento per la sera in modo da toglierci ogni dubbio: Bruxelles è un cesso oppure no?

Per quanto riguarda, io direi fondamentalmente si. Visitare la città è tanto faticoso quanto deludente. Nonostante sia interessante, mancano spunti e attrazioni veramente significativi (o io non capisco niente di arte). Non mancano comunque zone interessanti come le sedi dei vari organi europei, l’enorme Expò e generalmente le zone periferiche della città (che riprendono invece lo stile delle città piu’ lontane dalla capitale). Sono tranquille e con uno stile carino. Bellissima la via di ristoranti all’aperto.

Ciò che però mi ha piu’ colpito è come, a mio parere, abbia trovato piu’ interessante visitare le altre città che Bruxelles. In particolare Brugge, Blankeberge e Gent  (che ho praticamente squadrato dall’inizio alla fine).

Clamoroso è stato all’ultimo giorno l’incontro con un vecchierello di Bari emigrato in Belgio da 47 anni. Ci ha raccontato del paese, della sua decandenza col tempo e di come i valori sono oramai cose del passato. Le vecchie si fanno abbindolare da turchi e emigrati da vari paesi solo per ottenere il permesso di soggiorno, mentre lui, da quando gli è morta la moglie, aspetta con pazienza il suo momento, bevendo qualche caffè senza compagnia, perchè la gente oramai è diffidente.
Effettivamente i paesi completamente multietnici, senza quella “identità nazionale”, sono un pò piu’ target per fare la fine di semplici luoghi di passaggio.

Storico è anche il continuo odio tra fiamminghi e francesi. Francesi ovviamente gay e fetosi, i fiamminghi (degli olandesi piu’ germanici) un pò piu’ tedeschi, seri e dediti al lavoro. La differenza tra quartieri era notevole (quelli fiamminghi erano tutt’altra cosa).

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Come l’anno scorso a Ginevra, questa volta sulla spiaggia di BlankeBerge (Si, questa volta mi sono spinto fino alla punta, doppiando il mar del nord) (per capire meglio controllate l’intervento di Ginevra a Gennaio 2008). Sul mare, con la neve. (Eh si lo so, hanno sempre l’abilità di cogliermi nelle migliori espressioni)

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La scena era ovviamente ben spezzata dalle folate di vento a -3 (anche -7) che letteralmente facevano rizzare peli gambe e tutto il resto. Abbiamo passato ore camminando e dicendo “Wanm che freddo” “Eh no basta fa veramente freddo” oppure “Torniamo? Fa molto freddo” “Basta, fa troppo freddo io me ne vado” “Oh e che cacchio entriamo da qualche parte, fa freddo!” “No no no no no la prossima volta non vengo: fa freddo”. Il gelo di queste terre ti fa apprezzare del triplo la doccia. E’ un vero piacere sentire, a causa del caldo dell’acqua, il sangue che ricomincia a fluire in modo regolare da tutte le parti del corpo.

Cambiando argomento, impressionante è il numero delle biciclette che si trovano. Infinte. L’auto non è per niente necessaria. Gli ottimi trasporti pubblici collegano tutto il territorio senza troppe fatiche. A quanto ho capito, le biciclette possono essere lasciate massimo 3 giorni ferme, dopodichè la polizia (non ho visto 1 agente) la sequestra e la rimette all’asta per una 20 di euro. Pare si possano fare ottimi affari.

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Ora però ditemi voi
A)Come fate a riconoscere la vostra bicicletta.
B)Come fa la polizia a capire quando una bicicletta sta li da piu’ di 3 giorni.

Questa scena era ripetuta anche per intere piazze.

Sia quel che sia, l’esperienza in Belgio è stata, nel complesso, ancor piu’ bella di quella Ginevrina. Questa volta tornare a casa è stato ancor piu’ doloroso del previsto. A dir la verità sono ormai 6 giorni che mi trovo qui e mi sento spento e apatico, senza voglia di far niente. Mi sembra tutto piu’ grigio qui. Veramente, voglio andare via.

Ritornato da Ginevra

January 02, 2008 By: Vincent Category: Viaggi 1 Comment →

Purtroppo la mia piccola vacanza a Ginevra è finita. Non avete idea di cosa sia quella città, e come al solito, dopo la fine del viaggio ti resta sempre la malinconia del posto in cui sei stato, e vorresti fosse per sempre casa tua (del resto vivere a Napoli…)
Voglio condividere con voi foto particolari e eventi che mi hanno scosso, ma prima un pò di geografia!

Ginevra (francese: Genève, tedesco: Genf, romancio: Genevra), capitale dell’omonimo cantone Cantone di Ginevra, è la seconda città più popolata della Svizzera dopo Zurigo, situata dove il Lago di Ginevra riconfluisce nel fiume Rodano.
Ginevra è la sede di molte organizzazioni internazionali, tra cui l’Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization, WTO), il CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire), l’Organizzazione Internazionale per le Standardizzazioni (ISO), il Concilio Mondiale delle Chiese e diverse Organizzazioni delle Nazioni Unite, come l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), l’Organizzazione Internazionale per il Lavoro, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNHCHR), Il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), l’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (WIPO), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e altre. Ginevra ospita anche il Comitato Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale e Amnesty International. Fu anche la sede della Società delle Nazioni fino alla sua chiusura.

Bla bla bla bla e se volete vi andate a leggere le vostre cose su qualche altro sito!
Per una strana coincidenza c’era anche l’incontro di Taizè quindi figuratevi, la città era piena di turisti!
Vediamo un pò come, basandomi solo ed esclusivamente sulla mia esperienza, questa città funziona: durante il viaggio con mio zio ho preso nota di tutte le differenze importanti tra la mia città (ma anche un pò in generale dell’Italia) e di Ginevra.

Pur avendo una densità media per abitante estremamente alta (oltre 1000 al km quadrato) il caos della città non si avverte per niente: ingorghi e traffico intenso non è roba ginevrina a quanto pare.

Ciò è forse spiegato dal fatto che la città funziona anche grazie agli OTTIMI trasporti pubblici: puntuali, puliti e rapidi. Pullman e tram posseggono addirituttura una corsia preferenziale per circolare piu’ velocemente, ma di questo parleremo dopo.

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Panorama nella zona del traforo del monte bianco.

1) Trasporto pubblico presente ed efficiente
Oltre ad essere puntuali e addirittura spesso in anticipo, buona parte delle fermate sono dotate di un pannello collegate in tempo reale via GPS ai pullman consentendo di sapere esattamente quanto manca all’arrivo del pullman alla fermata. E non sbaglia mai!
Nelle poche stazioni in cui questo non c’era, era comunque presente un foglio informativo contenenti gli orari (TUTTI rispettati) dei pullman…era facile orientarsi anche solo con quello.
I pullman avevano schermi LCD contententi informazioni sulla prossima fermata e sull’intero itinerario che questo avrebbe fatto. Era impossibile perdersi.
Addirittura i tasti per aprire i pullman erano quelli particolari, non ricordo bene il nome, ma sono gli stessi che vengono istallati su alcuni cellulari (insomma, basta passarci il dito sopra per interagire)

Anche i treni avevano un alto livello di efficienza: erano veloci e sempre in anticipo (almeno 5 minuti) e non ci sono le solite soste in mezzo ai binari come invece è solito qui.

Nota: non ho visto nemmeno un controllore.

Inoltre i ginevrini hanno convogliato aereoporto, stazione del treno e del pullman in un unico centro proprio vicino al Palexpo (di cui parleremo dopo). Il risultato: un’immensa stazione con centri commerciali, negozi di ogni genere, un vero bijoux di ingegneria mai visto a fin ora.
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Mio zio (Visconti Fortunato - alias Nunzio) con Paolo e Ilenia all’aereoporto di Ginevra

2) Le francesi sono proprio di classe superiore
Non c’è che dire, sono delle gran gnocche. I maschi invece sono brutti e non si lavano nemmeno, come vuole la tradizione
3) Le ragazze nere non sono puttane, i ragazzi neri non sono clandestini che vendono fazzoletti
Sono tutte persone correttamente inserite nella società.
4) I guidatori del pullman sono dei bastardi
Passano spesso con il rosso, fanno delle frenate che ti fanno cadere dall’autobus e accelerazioni che sembrano impennate.
5) La strada è autoilluminata
In un certo senso si!!! L’impasto del materiale delle strade di Ginevra è fatto in parte di asfalto e in parte di piccoli pezzi di vetro: cosicchè di notte questi pezzettini riflettono la luce dei lampioni! E’ un effetto BELLISSIMO!
5) Nei pullman puoi mostrare telefoni, lettori MP3 e qualsiasi cosa tecnologica senza paura.
6)I pullman hanno tasti apposito per i disabili che cacciano una discesa per le carrozzelle
Degno di applauso.

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Tipica strada di Ginevra. Da notare che TUTTE le strade hanno almeno 2 corsie + 1 preferenziale per gli autobus + 1 piccola per i ciclisti. Le loro strade statali sono quanto le nostre autostrade.
Di notte Ginevra è una pista.

Il Palexpo
Il Palexpo è un’immensa costruzione statale che si estende per 100.000 metri quadri, vicino all’aereoporto. E’ amministrato da un’organizzazione no-profit che ha lo scopo di promuovere fiere, manifestazioni ed eventi.
E’ stato costruito nel 1926 con il nome di Ancien Palais des Expositions, espandendosi sempre di piu’ e nel 1976 ha cambiato nome in Palexpo. Nel 2003 è stata aperta la nuovissima Hall3 che ha raddoppiato la superficie totale della struttura.
Quest’anno è stato ospitato nel Palexpo l’incontro internazionale di Taizè a cui anche noi abbiamo partecipato.
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Entrata del Palexpo. Anche se è possibile fumare nei locali pubblici, molta gente con buon senso completa fuori la propria sigaretta prima di entrare.

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Vincenzo, io e Antonio volontari del Taizè che “manteniamo ordine” (in verità creavamo disordine!!!)

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Gioacchino che crea bolle di sapone e le spara ai passanti

Il Taizè

Dal 1978 la comunità di Taizè organizza annualmente un incontro europeo chiamato Pellegrinaggio di fiducia sulla Terra in una metropoli europea, all’Est e all’Ovest. Dura cinque giorni e si svolge alla fine di ogni anno. Vi partecipano decine di migliaia di giovani.

Nel 1981, in occasione dell’incontro di Londra, un giornale londinese scrisse:

Collabora a Wikiquote « La più imponente attraversata della Manica dopo lo sbarco in Normandia. »

Furono oltre centomila nel 1994 a Parigi.

A partire dal 1974, frère Roger pubblicò ogni anno una lettera che, tradotta in più di 50 lingue, veniva utilizzata poi tutto l’anno durante gli incontri a Taizé ed in tante parrocchie, come spunto di riflessione. La prime due, Lettera al popolo di Dio e Vivere l’insperato, furono preparate per l’apertura del Concilio dei giovani nel 1974.

Noi eravamo lì. Un’esperienza unica che consiglio a tutti.
Nonostante i veterani degli incontri abbiano detto che questo di Ginevra è stato uno dei peggiori, essendo per me il primo, è anche il migliore.
Abbiamo conosciuto tantissima gente francese, portoghese, polacchi, brasiliane, lettoni (si dice cosi?? comunque sia la gente della lettonia) tutti accomunati (o quasi) dalla lingua inglese.
Ho avuto modo di fare un test delle mie capacità e sono rimasto molto sorpreso da me stesso. Comunicavo senza problemi, a differenza degli altri compagni che avevano serie difficoltà (e relative bestemmie/papere).

Raccontare tutta l’esperienza è impossibile…mentre tornavo a casa pensavo “scriverò tutto” e invece ho scritto solo un decimo di quanto ho vissuto…mi sono già annoiato :)
Che malinconia però…vorrei tanto ritornare lì…non vedo l’ora che venga dicembre 2008!

Ad ogni modo ora vi faccio una sfilza di fotografie seguita da una piccola didascalia, cosi almeno ci capite qualcosa…buona visione.

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Il famoso getto d’acqua. Di solito è chiuso ma per il Taizè lo hanno aperto per alcuni giorni.

Come andare a Ginevra e non visitare la famosissima statua di Mercury a Montreaux…

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Foto scattata da dietro l’altare della basilica minore di Ginevra (basilica di Notre-Dame).
Si, ha lo stesso nome della famosa cattedrale di Parigi.
Aneddoto imbecille: il primo giorno non conoscevo ancora bene il posto e cosi mi sono perso subito assieme a mio zoi. Sapedo di dover andare in quella chiesa per le attività, mio zio (che parla un pò di francese) ha chiesto a una donna francese “Dov’è la chiesa di Notre Dame, per favore?”
Questa inizia a ridere e poi fa “Guarda che non siamo a Parigi hahahahahahahahaha”
Continua a ridere poi dopo un pò si ferma e dice “Continua dritto e poi gira a destra quindi jada jada jada…”

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La sede delle nazioni unite. Molto bella la piazza (sotto) antistante l’edificio in cui c’era la famosa Broken Chair

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In questa strada tutti scrivevano a terra con dei gessetti e cosi ne ho approfittato anche io

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Io e Ilenia che ci spariamo le pose prima di farci una foto (quella a destra è Mariama)

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Ultima foto poco prima della partenza